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Uomini e donne: da dove ripartire?

APPELLI E TESTI COLLETTIVI

Molti leader politici, amministratori, giornalisti, commentatori e perfino medici per interpretare la situazione che vivevamo hanno riproposto il tradizionale linguaggio bellico. Ci hanno raccontato che eravamo impegnati in una “guerra” senza quartiere contro un nemico invisibile. Che i medici erano in trincea e che dovevamo fare fronte comune per sconfiggere il virus. Queste metafore guerresche e machiste non segnalano solamente la povertà del nostro immaginario e del nostro linguaggio politico ma ci ostacolano nella nostra capacità di misurarci con la sofferenza, col lutto, col senso di impotenza, insomma con la nostra vulnerabilità e la nostra reciproca interdipendenza.

Riconoscermi parziale mi apre alla vita. Intervista ad Alessio Miceli

LA RETE DEGLI UOMINI

«Quando si parla di genere viene subito da pensare che ci si riferisca a questioni che interessano le donne, e si pensa meno che anche noi uomini siamo “genere”, quindi parzialità». Incontriamo Alessio Miceli presso il Centro Ikeda per la pace di Milano dopo aver ascoltato il suo punto di vista in occasione della giornata “Il sole dei diritti umani”. Una voce maschile sull’essere uomini e donne nel mondo

Nasce la nuova associazione Maschile Plurale

APPELLI E TESTI COLLETTIVI

La nuova associazione (di promozione sociale) è nata per poter partecipare in modo più efficace e trasparente alle diverse iniziative in cui i partecipanti alla vita di Maschile Plurale sono coinvolti. Raccoglie l’esperienza della vecchia associazione, nata nel 2007 da gruppi e singoli uomini che avevano dato vita negli anni precedenti a riflessioni e pratiche di messa in discussione dei modelli violenti e misogini della cultura patriarcale.

Oggi sono in piazza come te contro la violenza maschile. Domani?

APPELLI E TESTI COLLETTIVI

Non è una cosa scontata manifestare insieme alle donne contro la violenza maschile: da una parte c’è il rischio di indossare i panni dell’uomo buono, che condanna i malvagi considerandosi estraneo al problema; dall’altra c’è il rischio opposto, cioè di sentirsi colpevole per il solo fatto di appartenere al genere maschile. Facile quindi sentirsi schiacciati, e avere la tentazione di rinunciare.

Lettera aperta per la Casa Internazionale delle Donne

APPELLI E TESTI COLLETTIVI

Consideriamo incomprensibile e inaccettabile la posizione assunta fino a oggi dall’Amministrazione comunale di Roma, che sembra incapace di riconoscere l’evidente realtà che la Casa – come ha detto Dacia Maraini – “ha prodotto cultura e ha prodotto servizi. A titolo completamente gratuito. E questo è il patrimonio. Qualsiasi città civile ne terrebbe conto e ci investirebbe”.